

I paesi vesuviani hanno una loro identità diversa da quella della capitale Napoli? per chi vive lontano dalla Campania, per “napoletano” si intende qualsiasi abitante della Regione; troppo grande e importante è la città, che non a caso abbiamo chiamato “capitale”, per non assumere dietro di sé tutti gli altri territori. E invece la Campania è un mosaico di realtà, e i paesi vesuviani, quelli intorno al grande vulcano, paesi di terra e non di mare, hanno una loro specificità.
Abbiamo detto che la Campania è un mosaico di realtà diverse. C’è la parte dell’osso, come diceva un meridionalista del secolo passato, cioè quella appenninica, che ha caratteristiche proprie, di un’economia e una società austere, di montagna, più simili a quelle dei vicini abruzzesi e lucani che a quelle degli abitanti della pianura e del mare. C’è la costa e le città marinare, proiettate sull’esterno, sui commerci, sui traffici. C’è la capitale appunto, città di origine greca fin dal nome, misto originalissimo di aristocrazia e di plebe che si mescolano senza fondersi. E c’è la campagna fertile del Volturno e del Vesuvio, quella che per gli antichi romani era la Campania Felix, la regione felice per la grande qualità della sua agricoltura e la fertilità del suolo. Qui ci sono quelli che oggi chiamiamo paesi vesuviani, e che hanno una storia e una tradizione antica, diversi fin dalle origini dalla Napoli greca, perché paesi osci e etruschi, l’antica Nuceria Alfaterna, Oplontis, e la nostra Pompei.
I paesi vesuviani: il rapporto con la terra
Quali sono gli elementi possibili dell’identità di questa area? Il primo è certamente il rapporto con la terra e l’agricoltura, rapporto che ha segnato fin dall’antichità la vocazione della zona, e che è il collegamento più evidente tra il passato e il presente: il vino, in particolare, è il vero legame, vino che fece la fortuna commerciale degli antichi abitanti e ch tuttora è una caratteristica dell’agricoltura locale. Agricoltura significa alimentazione, e qui bisogna vedere come nel Medioevo i napoletani fossero conosciuti come “mangia foglie”, e cioè abituati a nutrirsi di verdura in un mondo prevalentemente carnivoro. Ma è ovvio che questa tradizione è legata all’area vesuviana, ricca di produzioni locali che man mano si sono arricchite di prodotti venuti da altri continenti, fino a segnare gli ingredienti tipici della cucina “napoletana”, dal pomodoro venuto dall’America, al peperone o alla melanzana portata dagli arabi. Quindi la cucina attribuita alla capitale, in realtà nasce qui, dalle ricche coltivazioni ortofrutticole che segnano la produzione locale, per riassumersi nell’oro rosso, quel pomodoro diventato simbolo dell’area, da quello per la salsa che prede il nome da un paese vicino Pompei, San Marzano, al pregiato pomodoro del piennolo, che cresce sulle falde del Vesuvio.
La cultura popolare nei paesi vesuviani
Ma per continuare il rapporto tra antichità e presente, c’è tutta una tradizione di cultura popolare che nasce qui e viene poi rielaborata dalla cultura napoletana. La commedia che sarà il primo nucleo teatrale romano nasce in Campania, e infatti si richiama alle Fabulae Atellane, dalla città di Atella, parte della Campania Felix. Da qui nasce tutta una tradizione di teatro comico con personaggi del mondo contadino, teatro che darà origine alla commedia dell’arte, la cui maschera napoletana è il famosissimo Pulcinella, nato ad Acerra, e cioè ancora nel contado, nell’area vesuviana. Quindi nella campagna vesuviana c’è una storia di tradizioni popolari che ha un’importante ricaduta anche nella musica: la tammora è lo strumento base della musica popolare, quello che ha poi dato origine alla tarantella.
Quindi i paesi vesuviani hanno una loro identità legata alla campagna: alimentazione, cucina, teatro popolare e musica, tutti elementi che sono passati a Napoli e che hanno dato origine a elementi che sono diventati famosi in tutto il mondo. ma qui hanno avuto origine e qui hanno ancora una loro originalità.